Italici o italiani? Qual è la differenza? - ¿Itálicos e italianos, cuál es la diferencia?

Da diversi anni Piero Bassetti, imprenditore, politico e intellettuale milanese, parla di italicità, concetto ben diverso da quello di italianità. Sul tema sono nati una piattaforma web, un libro (“Svegliamoci Italici!”), una Cattedra universitaria e svariate iniziative nel Mondo. Ma che differenza c’è tra italiani e italici? La risposta è nelle seguenti righe.

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Piero Bassetti, empresario, político e intelectual milanés, lleva varios años hablando de italicidad, un concepto más amplio que el de italianidad. Sobre el tema se han creado una plataforma web, un libro (“Despierten Italicos!”), Una cátedra universitaria y diversas iniciativas en todo el mundo. ¿Cuál es la diferencia entre italianos e itálicos? La respuesta se la puede encontrar en las siguientes líneas:

L’associazione milanese Globus et Locus, presieduta da Piero Bassetti, da anni porta avanti riflessioni e progettualità legate al fenomeno del glocalismo. Questo termine identifica il cambiamento epocale generato dalla globalizzazione, che ha dato vita ad una fortissima mobilità di persone, idee e merci, favorendo la nascita di nuove connessioni e comunità globali caratterizzati da multiculturalismo, pluri-appartenenze e ibridazioni. In questo quadro si pone il progetto italici ed Italicanet.com, territorio digitale web che si propone di ospitare la nascente community italica e tutti i contenuti di suo interesse.

Ma facciamo un passo indietro: chi sono gli italici?

Con il termine italici si intendono gli italiani in Italia e nel mondo, i discendenti degli italiani, gli italofoni e tutti coloro che hanno abbracciato valori e stili di vita condivisi. Gli italici sono anche il risultato di tutti i fenomeni migratori e di mobilità che hanno caratterizzato e caratterizzano la nostra storia. Dai grandi fenomeni diasporici del XIX secolo, a quello delle nuove mobilità della ricerca, delle professioni fino ad arrivare al fenomeno più recente delle diaspore in ingresso, cioè degli immigrati in Italia.

Nel corso degli ultimi dieci anni, circa cinquecentomila italiani hanno lasciato il Paese e metà di questi sono giovani sotto i 34 anni che si fanno portatori dell’ italian way of life nel mondo. La comunità di italici non dispone di linee divisorie o confini riducibili a documenti formali, come il passaporto o il permesso di soggiorno. L’identità italica non nasce da bandiere, inni o «glorie belliche» ma si origina da una dimensione comunitaria. C’è bisogno di mandare in soffitta i concetti dismessi di ius soli e ius sanguinis a favore di nuovi contributi.  Gli italici si muovono all’interno dello stesso mondo fisico (il pianeta terra) e all’interno dello stesso mondo culturale (l’identità italica), seguendo i flussi che alimentano differenti funzioni e differenti finalità sociali in rapporto ai valori culturali cui ci si ispira.

Uno spunto innovativo in merito può essere ritrovato nello Ius Voluntatis di Michela Murgia: "Io non la scelgo la terra sulla quale nasco, o il sangue di chi mi ha generato, ma voglio una dimensione di scelta nella mia appartenenza. Sono la somma di molte identità, ma c’è una dimensione nella quale posso fare la differenza: la volontà.

A chi appartengo? Qual è la mia comunità di destino, a prescindere da quella del suolo o da quella del sangue? Posso decidere di appartenere a quel popolo, di appartenere a quei destini collettivi, invece che a quelli del mio sangue o a quelli della mia terra?

Parlare di Italici può significare pensare ad una grande Italia oltre l’Italia. Per farlo è necessario essere consapevoli che creare qualcosa del genere non significa portare avanti una politica di espansione della Repubblica italiana. Il meglio che noi abbiamo non è la presenza della storia della Repubblica italiana, ma è la presenza della civilizzazione italica, che viene prima dello stato nazionale e in cui noi riconosciamo i veri valori dell’italicità, quali: la socialità, il senso del bello e del buono, la sostenibilità, la vocazione esplorativa, l’Ingegno scientifico, la capacità innovativa e oggi, tra i valori dell’epoca moderna, quello dell’ibridazione. I giovani sanno che con la loro mobilità portano, nei luoghi in cui si recano, cultura propria e si nutrono di quella altrui, cogliendo meglio le peculiarità tanto dell’una quanto dell’altra. L’ibridazione di culture non genera decadenza, oppure crisi, oppure omologazione, bensì nuove culture, nuove identità, nuovi valori, per loro natura dinamici e storici.  È un mondo senza Stati e senza confini quello che i giovani stanno costruendo, anche attraverso la loro mobilità e le loro community digitali.

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La asociación milanesa Globus et Locus, presidida por Piero Bassetti, lleva años reflexionando y realizando proyectos relacionados con el fenómeno del glocalismo (un neologismo que busca salvar el concepto de localismo en un proceso que suele definirse como “globalización”). Este término caracteriza el cambio de época generado por la globalización, que ha dado lugar a una intensa movilidad de personas, ideas y bienes, favoreciendo el nacimiento de nuevas conexiones y comunidades. Si lo pensamos detenidamente, el mundo siempre ha mostrado una tendencia “global”; por ejemplo: las relaciones entre China y el Imperio Romano han existido durante siglos a pesar de que las dos civilizaciones estén en las antípodas. Lo que ha cambiado es la velocidad con la que ocurren ciertos fenómenos.

En este contexto se sitúan el proyecto Italicos e Italicanet, un territorio web digital que tiene como objetivo incluir a la comunidad itálica en general, no suficientemente percibida y todos los contenidos de su interés.

Demos un paso atrás: ¿quiénes son los italicos?

El término “italico” incluye a italianos en Italia y en todo el mundo, descendientes de italianos, italohablantes y todos aquellos que han abrazado valores y estilos de vida compartidos. El concepto expresado es también el resultado de todos los fenómenos migratorios y de movilidad que han caracterizado y caracterizan la historia de la península, tanto en entrada como en salida.

En los últimos diez años, unos quinientos mil italianos han abandonado el país; la mitad de ellos son jóvenes menores de 34 años que se convierten en portadores del “Italian Way Of Life” en todo el mundo. Paralelamente, Italia fue el destino de miles de estudiantes, profesionales y trabajadores de otras áreas del mundo.

El fenómeno descrito es el que subyace a la idea de italicidad; este concepto, al ser un fenómeno absolutamente cultural, incluye y supera al de ciudadanía certificada. Es un proceso que exporta italianidad en salida y que en entrada produce la asimilación de nuevos residentes a nuestra cultura.

 La comunidad itálica no tiene líneas divisorias ni fronteras que se puedan reducir a documentos formales, como pasaportes o permisos de residencia. La identidad itálica no surge de banderas, himnos o “glorias de guerra” sino que se origina en una dimensión de verdadera comunidad. Quizás deberíamos iniciar un debate sobre los conceptos clásicos de ius soli e ius sanguinis a favor de nuevas aportaciones.

Hablar de italicidad puede significar pensar en una gran Italia más allá de Italia. Para ello es necesario ser consciente de que crear algo así no significa seguir una política de expansión de la República Italiana. Lo mejor que tenemos no es la presencia de la historia de la República Italiana sino la de la civilización itálica, que precede al estado nacional y en la que reconocemos los verdaderos valores de la italianidad, tales como: la sociabilidad, el sentido de la belleza y de lo bueno, la vocación exploratoria, el ingenio científico y la capacidad de adaptación que lleva a la creación de nuevas síntesis de las cuales el componente itálico representa un elemento fundamental.

Los jóvenes saben que con su movilidad llevan su propia cultura a los lugares a los que van y se alimentan de la de los demás, comprendiendo mejor las peculiaridades de unos y otros. La confluencia de culturas no genera decadencia, ni crisis, ni homologación, sino que expande culturas, identidades, valores, que son dinámicos e históricos por su naturaleza.

Como toda la historia de Argentina nos enseña: una síntesis nueva.

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Traduzione in spagnolo a cura di 

Giancarlo Perversi

Società Dante Alighieri

Articolo edito per Diario Epoca