10 settembre 2018

Carlo Scarpa designer del vetro

Quarant’anni fa moriva l’architetto designer Carlo Scarpa. Una mostra a Venezia racconta le sue creazioni con il vetro.

Le stanze del vetro” - iniziativa culturale di Fondazione Giorgio Cini e Pentagram Stiftung - promuove lo studio e la valorizzazione dell’arte vetraria. Nello spazio espositivo permanente sull’isola di San Giorgio Maggiore ospita mostre dedicate a artisti internazionali che hanno utilizzato il vetro come strumento originale di espressione e mezzo di ricerca poetica.

Fino al 6 gennaio 2019 è aperta l’esposizione “La vetreria M.V.M. Cappellin e il giovane Carlo Scarpa 1925 - 1931 che ripercorre la storia della vetreria, focalizzandosi negli anni in cui Carlo Scarpa inizia una rivoluzionaria carriera nel design del vetro.

I suoi modelli si contraddistinguono per il ricorso alle forme geometriche e per un sapiente uso dei cromatismi. La vasta produzione spazia dai vetri trasparenti alle paste vitree, dai vetri incamiciati ai vetri a decoro, alle opere per l'illuminazione.

Carlo Scarpa si diploma in architettura alla Reale Accademia di Belle Arti di Venezia (la laurea in Architettura gli verrà conferita honoris causa solo nel 1978 dopo che l’Ordine professionale, nel 1956, lo aveva accusato di esercitare illegalmente…). Negli anni Trenta intraprende un’intensa attività didattica all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia (IUAV) che continuerà fino al 1977.

Collabora come progettista con alcuni vetrai di Murano e inizia il suo percorso di analista dei materiali. Nel 1932 Carlo Scarpa passa alla vetreria Venini di cui diventerà direttore creativo. La maggior parte dei vasi di vetro e dei lampadari che disegna in questo periodo, frutto di tecniche artigianali raffinate, sono ancora oggi a catalogo.

Principali progetti di Carlo Scarpa

L’attività progettuale si concentra prevalentemente nell’allestimento di esposizioni e mostre, nel restauro di complessi monumentali e musei, nella realizzazione di abitazioni private e negozi.

  • Gallerie dell’Accademia a Venezia (1948 - 55) progetto di ammodernamento e aggiunta di un nuovo edificio collegato alle sale ottocentesche
  • Palazzo Abatellis a Palermo (1953 - 54) restaurato nel 2009 per restituire all’edificio quattrocentesco lo splendore dell’allestimento di Carlo Scarpa
  • Gipsoteca Canoviana a Possagno (1956 - 57) che conserva i modelli originali in gesso delle opere di Antonio Canova massimo esponente del Neoclassicismo
  • Museo di Castelvecchio a Verona (1958 - 74) armonizza elementi moderni e resti antichi e presenta la trecentesca statua equestre di Cangrande I della Scala su un piedistallo a sbalzo sorretto da una trave di metallo
  • Fondazione Querini Stampalia a Venezia (1961-65) con l’atrio caratterizzato da un pavimento in marmo policromo ispirato a Mondrian
  • Nel 1958 Adriano Olivetti gli commissiona il negozio Olivetti di piazza San Marco a Venezia. Scarpa realizza uno spazio in cui presenta le macchine da scrivere Olivetti con la stessa cura con cui si espongono i gioielli. Nel 2011 il negozio è stato riaperto dopo un restauro del FAI.

L'influenza del Giappone

Un elemento fondamentale per Carlo Scarpa, nato a Venezia, è l’acqua che diventa mezzo espressivo in molti progetti: Gipsoteca del Canova, Castelvecchio a Verona, Fondazione Querini Stampalia. L’acqua nell’architettura di Scarpa si fa riflesso e luce per lo spazio interno ed esterno, il suo scorrere è una metafora del tempo e della vita, come vuole la tradizione giapponese, da sempre fonte di ispirazione per l’architetto.

Il suo primo viaggio in Giappone del 1969 colpisce profondamente la sua sensibilità e gli consente di acquisire nuovi stimoli per approfondire la sua ricerca dell’equilibrio e dell’armonia. Il Centro Archivi MAXXI Architettura - in occasione della mostra “The Japanese House”  (9 novembre 2016 - 17 aprile 2017) ha raccontato tramite progetti, fotografie e documenti le molteplici ragioni che legano l’architetto e designer al Giappone, alla sua tradizione architettonica, alla letteratura.

Carlo Scarpa elabora anche altri concetti estetici della cultura giapponese, in particolare la gestione dello spazio e la sua relazione con il tempo, l’alternarsi di luce e ombra e la continuità dei toni cromatici. Tale influenza si manifesta a pieno nella Tomba monumentale Brion che realizza al rientro in Italia per la vedova di Giuseppe Brion, fondatore e proprietario della Brionvega. 

Il complesso funebre, eretto tra il 1970 e il 1978, confina con il piccolo cimitero di San Vito, nella frazione d’Altivole (Treviso). Il rapporto tra i materiali costruttivi (cemento armato a vista, legno, marmo, pietra, ferro, mosaico, vetro di Murano), i percorsi geometrici, il piccolo padiglione con le vasche d’acqua per la meditazione, i due sarcofaghi dei coniugi sotto l’arco, l’edicola di ingresso, il tempietto per le cerimonie, una sintesi perfetta del linguaggio espressivo di Scarpa.

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